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Cannabis terapeutica e dolore oncologico: ruolo, benefici e limiti

Il dolore oncologico è una delle forme di dolore più complesse da trattare. Può derivare dalla malattia stessa, dalle metastasi o dagli effetti collaterali delle terapie oncologiche. Nonostante i progressi della medicina, molti pazienti continuano a soffrire di dolore persistente e di una significativa riduzione della qualità della vita.
In questo contesto, la cannabis terapeutica è stata studiata come possibile trattamento aggiuntivo, soprattutto nei casi in cui le terapie standard non siano sufficienti o siano mal tollerate.

Cos’è il dolore oncologico
Il dolore oncologico può essere:
nocicettivo (infiltrazione dei tessuti, compressione)
neuropatico (lesione o compressione nervosa)
misto (la forma più frequente)
È spesso accompagnato da:
ansia
disturbi del sonno
nausea
perdita dell’appetito
Tutti elementi che peggiorano profondamente il benessere del paziente.

Terapie convenzionali e loro limiti
Il trattamento del dolore oncologico si basa principalmente su:
oppioidi
FANS
corticosteroidi
adiuvanti (antidepressivi, anticonvulsivanti)
Sebbene efficaci, questi farmaci possono causare:
sedazione
nausea
stipsi
tolleranza e dipendenza (nel caso degli oppioidi)
Per questo si cercano strategie complementari, soprattutto nelle fasi avanzate di malattia.

Meccanismo d’azione della cannabis terapeutica
I cannabinoidi agiscono attraverso il sistema endocannabinoide, influenzando:
la percezione del dolore
l’infiammazione
la nausea e il vomito
l’appetito
il sonno
Il THC contribuisce all’azione analgesica e antiemetica, mentre il CBD può modulare infiammazione e ansia, migliorando la tollerabilità complessiva.

Cosa dicono gli studi scientifici
Le evidenze indicano che la cannabis terapeutica:
può ridurre il dolore oncologico in alcuni pazienti
può migliorare nausea e vomito da chemioterapia
può stimolare l’appetito nei pazienti con cachessia
Tuttavia, l’efficacia analgesica è considerata moderata e variabile. La cannabis non sostituisce gli oppioidi, ma può affiancarli, permettendo in alcuni casi una riduzione del dosaggio.

Benefici aggiuntivi
Nei pazienti oncologici, la cannabis terapeutica può contribuire a:
migliorare il sonno
ridurre l’ansia
aumentare l’appetito
migliorare la qualità della vita complessiva
Questi effetti sono spesso considerati altrettanto importanti quanto la riduzione del dolore.

Limiti e precauzioni
È fondamentale essere chiari:
non tutti i pazienti rispondono
gli effetti collaterali (sonnolenza, confusione, vertigini) sono possibili
va usata con cautela nei pazienti fragili
la prescrizione deve avvenire solo sotto controllo medico
Le principali linee guida raccomandano un uso individualizzato e prudente.
Cannabis terapeutica nelle cure palliative
Il maggiore potenziale della cannabis terapeutica nel dolore oncologico emerge nelle cure palliative, dove l’obiettivo principale è il sollievo dei sintomi e il miglioramento della qualità della vita, più che la guarigione.
In questo contesto, la valutazione del rapporto benefici/rischi assume un significato diverso e più orientato al benessere del paziente.

Conclusioni
La cannabis terapeutica può rappresentare una opzione complementare nel dolore oncologico, soprattutto nei casi refrattari o in ambito palliativo.
Non è una terapia di prima linea, ma può offrire benefici significativi in termini di sintomi e qualità della vita, se utilizzata correttamente.

Fonti
Fallon M.T. et al. Cannabinoids for cancer pain. Cochrane Database, 2018.
Whiting P.F. et al. Cannabinoids for medical use. JAMA, 2015.
National Academies of Sciences. The Health Effects of Cannabis and Cannabinoids, 2017.
Ministero della Salute – Cannabis a uso medico, indicazioni cliniche.
AISD – Associazione Italiana per lo Studio del Dolore.

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